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9
Alessandro
Il Manifesto dell’educazione imprenditoriale
Novità
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Nonostante il fatto che Junior Achievement adotti una metodologia didattica unica e efficace, vi sono alcuni ostacoli legislativi che non consentono di rendere il progetto di educazione imprenditoriale “Impresa in azione” ancora più fluido. Per questo motivo abbiamo sviluppato il Manifesto dell’educazione imprenditoriale, 10 elementi di successo attraverso i quali chiediamo supporto al MIUR e al MiSE per sviluppare un’adeguata Policy Nazionale sull’educazione imprenditoriale che aiuti a fare sistema tra i tanti player su questo tema.

Il Manifesto dell’educazione imprenditoriale

#1 L’imprenditorialità si impara solo facendo
L’educazione imprenditoriale funziona purché sia inserita in un percorso didattico pratico in learning-by-doing. Il 15% dei giovani tra i 21 e i 29 anni che hanno partecipato ai programmi di Junior Achievement in Europa e il 26,6% oltre i 29 anni hanno avviato un loro business. Questa percentuale è particolarmente significativa se messa a confronto con il dato complessivo europeo relativo alla propensione all’imprenditorialità dell’intera popolazione giovanile appartenente alla stessa fascia d’età che si attesta tra il 6 e il 10%. L’educazione imprenditoriale non si studia sui libri, ma richiede di essere correlata a iniziative organizzate dalla scuola e/o dal territorio a cui la scuola già partecipa. Ciò implica dei costi, per la scuola stessa, a volte per le famiglie e per le imprese e per le istituzioni che promuovono queste iniziative.

#2 Una scuola imprenditiva è già per vocazione aperta al mondo esterno
Non deve essere un percorso che si svolge esclusivamente nelle quattro mura scolastiche, ma capace di offrire agli studenti la possibilità di interagire con il mondo e il mercato esterno, anche attraverso la partecipazione di aziende e professionisti del tessuto imprenditoriale locale. Chi collabora a un percorso didattico di educazione imprenditoriale, mettendo a disposizione, non solo risorse economiche ma anche know-how delle proprie persone e contributi inkind, rappresenta un’azienda o una persona virtuosa, come tale, deve poterne trarre vantaggio anche in ottica di agevolazioni fiscali.

#3 Un docente o un pool di docenti appassionati e preparati sono il principale driver di successo
Il docente coordinatore è il maggiore driver di successo. Bisogna pianificare un progetto di sviluppo formativo che gli consenta di conoscere le modalità didattiche da introdurre in classe per favorire l’acquisizione di competenze imprenditoriali e ricevere sostegno (mentoring) durante l’operatività. Sarebbe auspicabile che una policy sull’educazione imprenditoriale tenga conto anche della formazione agli insegnanti.

#4 L’impegno dei docenti e degli studenti va valorizzato con incentivi concreti
È opportuno prevedere dei premi e degli incentivi concreti non solo per gli studenti (attraverso crediti formativi e riconoscimenti formali), ma anche ai docenti partecipanti per l’impegno profuso, spesso anche al di fuori dell’orario di lavoro scolastico.

#5 La forza dell’educazione imprenditoriale è nell’interdisciplinarità
L’educazione imprenditoriale è interdisciplinare. La scuola imprenditiva può essere messa in grado di creare un ecosistema, nel quale tutti i docenti della classe siano consapevoli dell’importanza di questo progetto e vi collaborino, dedicando ore delle proprie materie d’insegnamento.

#6 Certificare le competenze acquisite per offrire un plus al CV di ogni partecipante
La certificazione delle competenze acquisite in percorsi di educazione imprenditoriale può diventare un plus nel curriculum degli studenti partecipanti.

#7 Le “imprese di studenti” devono poter operare come imprese reali
In Norvegia le imprese di studenti sono riconosciute come persone giuridiche in un apposito albo e possono svolgere pienamente la loro attività commerciale, purché questa resti nei limiti di un’esperienza didattica e non lucrativa, nel rispetto delle leggi sulla concorrenza, avendo accesso a condizioni fiscali di favore (no IVA, no tassazione o solo limitata a una minima % rispetto al margine operativo). Perché non ipotizzare un analogo sistema di valorizzazione anche in Italia magari all’interno del contesto già fervido di proposte per le start-up?

#8 L’innovazione dei giovani richede di essere protetta e supportata nelle modalità più opportune
Riconoscimento dell’innovazione. Depositare un brevetto o tutelare la proprietà intellettuale di un’idea può essere costoso oltre a richiedere competenze tecniche e giuridiche. Eppure, il livello di innovazione di un Paese è misurato anche in base al numero di brevetti che vengono depositati ogni anno. È dimostrato che i giovani sono le persone più capaci di fare innovazione. Perché non sostenere questa loro naturale vocazione, anche aiutandoli a proteggere le loro idee, semplificando le procedure e dando dei supporti consulenziali e finanziari per farlo?

#9 Lo scambio di best practice internazionali è un incentivo al miglioramento della didattica sull’imprenditorialità
La contaminazione tra esperienze italiane con altre scuole europee favorisce la diffusione di best practice e il miglioramento dei sistemi scolastici nazionali. Gli scambi culturali, in ambito di educazione imprenditoriale, contribuiscono a stimolare un’alfabetizzazione interculturale, fondamentale per i futuri lavoratori e cittadini che devono guardare, non solo all’Italia ma anche e soprattutto al resto del mondo.

#10 La “cultura del fallimento” può migliorare i giovani: sperimentare, riprovare, ripartire
La “cultura del fallimento” introdotta nella scuola attraverso l’educazione imprenditoriale può migliorare i giovani: sperimentare, riprovare, ripartire. La percentuale delle startup che fallisce prima di raggiungere il mercato è elevata. Ma è dimostrato che un imprenditore, alla sua seconda esperienza, ha maggiori possibilità di successo. La scuola può quindi contribuire a fare acquisire nei giovani una maggiore propensione alla sperimentazione e all’insuccesso quali leve di apprendimento.



  • Silvana Taglianini

    da anni lavoro come presidente di Vivaio per l’Intraprendenza e come insegnante di scuola superiore per la diffusione della cultura imprenditoriale tra i giovani: sottoscrivo in tutto il manifesto e mi impegno a diffonderlo attraverso tutti i nostri canali

    • jaitalia

      Buongiorno
      Silvana, grazie mille per le tue parole. C’è davvero bisogno di docenti
      che guardano al futuro dei nostri giovani e che siano sensibili alle
      tematiche che affrontiamo, sempre più essenziali nella formazione delle
      giovani generazioni.